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I Bronzi di Riace - Calabria

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I Bronzi di Riace, di provenienza greca, magnogreca o siceliota, sono una coppia di statue in bronzo di circa 2 m di altezza, quindi leggermente superiori al vero.
Sono state datate intorno al v secolo avanti Cristo, e pervenuti ai giorni nostri in eccezionale stato di conservazione. rinvenute nel 1972 nei pressi di Riace, in provincia di Reggio Calabria.
Sono considerate tra i capolavori di scultura più importanti del ciclo ellenico, testimonianze dirette dei grandi scultori del mondo greco classico. Le statue si trovano oggi al Museo Nazionale della Magna Grecia di Reggio Calabria. I Bronzi di Riace sono diventati il simbolo della città e della Calabria stessa.

Quella dei Bronzi di Riace fu una scoperta sensazionale. Le due sculture furono infatti ritrovate nel mare Ionio, a 300 metri dalle coste di Riace in provincia di Reggio Calabria, nel 1972. Più precisamente nell'Agosto del 1972 il sub Mariottini immergendosi al largo di Riace scorge sul fondale un oggetto, che inizialmente non riesce ad identificare, si avvicina e scopre che dal fondo melmoso esce quella che lui identifica come una mano in bronzo. Mariottini segnalò il fatto alla Sovrintendenza e una squadra di subacquei professionisti vennero inviati sul posto, con l'aiuto di speciali apparecchiature e usando le dovute attenzioni i sub riportarono in superficie una statua di bronzo.
Bronzi di Riace - Calabria
Proseguendo l'indagine della zona interessata venne poi rinvenuta una seconda statua in bronzo. L’eccezionalità del ritrovamento fu subito chiara, date le poche statue originali di quel periodo che ci sono giunte dalla Grecia. Furono trasportate a Firenze dove fu curato il restauro presso l’Opificio delle Pietre Dure, uno dei più specializzati laboratori di restauro del mondo. Nel 1980 furono esposte in una mostra, che ebbe un successo enorme, e quindi trasportate nel Museo archeologico di Reggio Calabria dove sono tuttora esposte.
L’analisi stilistica e quella scientifica sui materiali e le tecniche di fusione hanno entrambe determinato la differenza sostanziale tra le due statue: sono da attribuirsi a due differenti artisti e a due epoche distinte. Quella raffigurata a sinistra viene normalmente chiamata "statua A", mentre quella a destra "statua B". L’attribuzione odierna, in base ai confronti stilistici oggi possibili, è di datare la "statua A" al 460 a.C., in periodo severo; mentre al periodo classico, e più precisamente al 430 circa a.C., viene datata la "statua B".

Si tratta di determinazioni che possono ancora essere modificate, anche perché sappiamo davvero pochissimo di queste due statue. Ignoti sono sia gli autori, sia i personaggi raffigurati, sia la collocazione che avevano nell’antichità. Al momento possiamo solo ritenere che si tratti genericamente di due atleti o di due guerrieri, raffigurati come simbolo di vittoria.

Entrambe le statue sono raffigurate nella posizione definita a chiasmo, presentandosi con una notevole elasticità muscolare. Soprattutto la "statua A" appare di modellato più nervoso e vitale, mentre la "statua B" ha un aspetto più rilassato e calmo. Ma entrambe trasmettono una grande sensazione di potenza, dovuta soprattutto allo scatto delle braccia che si distanziano con vigore dal torso. Il braccio piegato doveva sicuramente sorreggere uno scudo, mentre l’altra mano impugnava con probabilità un’arma. La "statua B" ha la calotta cranica modellata in quel modo perché doveva sicuramente consentire la collocazione di un elmo di stile corinzio, oggi disperso.

Le statue furono con probabilità realizzate ad Atene e da lì furono rimosse per essere portate a Roma, forse destinate alla casa di qualche ricco patrizio. Ma il battello che le trasportava dovette affondare e il prezioso carico finì sommerso dalla sabbia a circa 8 metri di profondità. Non è da escludere che all’epoca fu già fatto un tentativo di recupero, andato infruttuoso così che le statue sono rimaste incastrate nel fondale per circa duemila anni, prima che ritornassero a mostrarci tutto il loro splendore.
 
 
 
 
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